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| introduzione
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La cultura romana di fine secolo è
densa di fermenti, non solo per il clima cosmopolita che vi si respira
ma anche per la presenza di personaggi anticonformisti e eccentrici
nello stesso ambiente curiale. Primo fra tutti il Principe Sigismondo
Chigi, personalità imprevedibile in odore di massoneria e sostenitore
di correnti di pensiero radicali. Tratti analoghi di eccentrico anticonformismo
caratterizzano anche l’abate Onorato Caetani, la cui inquieta
intelligenza lo rese insofferente verso il mondo della curia e aperto
ai vari interessi dell’eclettica cultura del momento. Una Roma
trasfigurata dalla repubblica napoleonica è quella che compare
nei dipinti di Giani che celebrano la festa giacobina, preludio a
quella dimensione imperiale e sovranazionale dell’Europa napoleonica. |
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| Giuseppe
Cades
Bradamante spinta
nel baratro
Polinesso e Dalinda
Ruggero e l’Ippogrifo
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Questi tre grandi disegni preparano la
decorazione dipinta a tempera da Giuseppe Cades nelle due «Stanze
dell’Ariosto» volute dal principe Sigismondo Chigi nell’appartamento
ristrutturato e allestito in epoca neoclassica nel suo palazzo di
Ariccia. Il principe Chigi volle in seguito dedicare la decorazione
dell’appartamento del palazzo di Ariccia alla poesia dell’Ariosto
che aveva fatto rivivere nella civiltà italiana del primo Cinquecento
una serie di temi classici, adattandoli alla forma « moderna
» dell’epica rinascimentale. L’originale e sottile
fusione di antico e di moderno che emerge dai versi dell’Orlando
furioso trovò un riscontro preciso nella sensibilità
del committente e un interprete inventivo in Giuseppe Cades, che sulle
pareti delle stanze di Ariccia traduce in modo personale, e con autentica
verve, l’umorismo sottile dell’Ariosto e la sua visione
sorridente, ma pur sempre profonda, di alcuni grandi temi dell’esistenza
umana che furono particolarmente cari al Settecento: l’amore
nei suoi aspetti multiformi, costante o infedele, comunque sorprendente
e inatteso, le imprese guerriere, l’avventura. Nell’universo
dell’Orlando furioso, proprio come nelle storie degli Antichi,
l’intervento nella vita dell’uomo di forze soprannaturali
e occulte è costante: così, il mago Atlante, vecchio
possessivo e geloso, vuole proteggere l’adorato figlio adottivo
Ruggero dalle insidie della vita e lo rinchiude in un palazzo incantato,
un palazzo che però Bradamante, animata dal suo profondo amore
per il paladino, riuscirà a distruggere. E quando le forze
del male insidiano i protagonisti, come nel cupo quinto canto che
narra le avventure di Rinaldo in Scozia, gli eroi più arditi
e generosi sopraggiungono a volo e sciolgono i nodi dei conflitti.
Condannata a morte per tradimento, Ginevra sarà salvata da
Rinaldo, che sconfigge in singolar tenzone l’autentico autore
del misfatto, Polinesso d’Albany. Su una parete della prima
camera dell’Ariosto Cades raffigura con brio la « scena
del balcone » nella quale è tessuto l’intrigo narrato
nel canto: travestita da Ginevra, la cameriera Dalinda accoglie Polinesso
sulla loggia del palazzo reale, mentre il fidanzato della principessa,
Ariodante, avvertito dallo stesso traditore, assiste di nascosto alla
scena e tenta di suicidarsi. Sospettata di aver tradito il promesso
sposo, Ginevra sarà condannata a morte, ma all’ultimo
momento verrà salvata dal comune intervento di Rinaldo e di
Ariodante. Ispirata da un episodio dei romanzi bretoni, la storia
conobbe una straordinaria fortuna nella letteratura e nella musica:
Shakespeare la tratterà su un tono leggero nel suo Much ado
about nothing, ambientato in Sicilia e Spenser ne proporrà
una versione altamente drammatica in un capitolo del suo Faerie Queene,
che si conclude con la morte tragica della protagonista Claribel. |
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Camillo
Pacetti
Napoléon rendant
vie à l’Italie
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Questo piccolo gruppo marmoreo, sfortunatamente
danneggiato, fu realizzato da Camillo Pacetti ed esposto in occasione
del breve soggiorno di Napoleone a Milano nel 1807, prima di essere
inviato a Parigi nel 1808. La raffigurazione allegorica è laboriosa:
l’imperatore, con la corona di alloro, posa una farfalla sulla
fronte di una donna incoronata da torri, seduta su una roccia da cui
si discosta un cavallo marino (allusione alla politica marinara dell’Italia)
tenendole la mano sinistra come per sostenerla. La nudità eroica
di Napoleone è evidentemente ispirata al Napoleone come Marte
pacificatore di Canova, di cui la versione di Pacetti rappresenta
una riduzione del mito alle dimensioni di un complemento d’arredo. |
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Il
Settecento a Roma Palazzo
Venezia
via del Plebiscito, 118 - Roma 10
novembre 2005 - 26 febbraio 2006 |
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