Il Settecento si apre sotto il segno dell’Arcadia,
l’accademia letteraria nata nel 1690 come ritorno a una norma
illustre, alla ragionevolezza, al buon gusto contro le esuberanze
del tardo barocco. L’Arcadia e l’Accademia di San Luca
guidano questo rinnovamento. La città si trasforma sotto il
pontificato di Clemente XI Albani, arricchendosi di impianti architettonici
come il Porto di Ripetta, la Piazza del Pantheon, l’Ospizio
del san Michele e con il restauro di molte chiese paleocristiane.
Si trasforma anche la pittura, grazie a maestri come Chiari, Luti
e Trevisani. Il “Settecento d’Arcadia” è
profondamente innovatore ed educativo, con la sua costante attenzione
ai contenuti. Il promotore più autorevole di questo rinnovamento
sarà il coltissimo papa Albani che riunisce attorno a sé
una corte di artisti, scienziati, archeologi, letterati. Tra questi,
l’eccentrico cardinal Pietro Ottoboni che scelse di vivere per
quarant’anni su una scena mondana dove musica, teatro, arredi
preziosi e grande pittura si mescolano in una cornice di ineguagliabile
ricchezza.
Carlo
Maratti
Ritratto del marchese Niccolò Maria Pallavicini incoronato
dalla Fama
Rampollo di un’illustre famiglia
della Repubblica genovese, Niccolò Maria Pallavicini (1650-1714)
si insediò a Roma nel 1676 dopo un soggiorno parigino ed altri
viaggi per l’Europa. Con l’appoggio del potente zio Cardinale
Lazzaro, il giovane diventò uno dei più ricchi banchieri
nell’Urbe e famoso mecenate, proteggendo soprattutto il pittore
Carlo Maratti. Questo magnifico doppio ritratto fu probabilmente concepito
dal Maratti intorno al 1692 quando il marchese venne accolto tra i
“pastori” dell’Arcadia col nome di Salcindo Elafio,
compiuto nel 1702 e poi ritoccato da Maratti nel 1706. Siamo di fronte
a un dipinto che è quindi prova parlante del rapporto fra mecenate
e pittore, che rivela il passaggio stilistico verso un barocco limpido
e razionalizzato che avviene a cavallo del Settecento romano. Rappresenta
inoltre un’apoteosi del Dilettante, figura poliedrica la cui
iconografia si svilupperà nel Secolo dei Lumi.
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Sebastiano
Conca
La discesa di Enea
nei Campi Elisi
L’episodio raffigurato è
tratto dal sesto libro dell’Eneide. Guidato dalla Sibilla nei
Campi Elisi, Enea incontra il padre Anchise che gli indica la sua
gloriosa progenie e in particolare Roma, circondata da re ed eroi,
raffigurata come Cibele sul carro trainato da leoni. Il tema, adatto
a sottolineare i prosperi destini dei sovrani illuminati settecenteschi,
viene ripreso in un libretto di Metastasio per una festa teatrale
musicato da J. J. Fux a Roma nel 1731. Si può quindi ipotizzare
una stretta vicinanza a tale data della realizzazione del dipinto,
di cui sono note sei versioni prevalentemente autografe, a riprova
del gran successo del tema. Una “storia” illustre e tutta
al positivo in cui Conca dispiega la vitalità cromatica e inventiva
della sua tempra ancora giordanesca, aggregando le figure in una variegata
ambientazione naturalistica e trasformando l’austero episodio
virgiliano in una favola d’Arcadia.
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Il
Settecento a Roma Palazzo
Venezia
via del Plebiscito, 118 - Roma 10
novembre 2005 - 26 febbraio 2006